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Francesco Costa  
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Una vittoria di tutti.. Frase del giorno.. links for 2009-11-04.. Ma che sarà, pesce cane spada che sarà..


Contents:

Una vittoria di tutti

A pochi giorni dall’assemblea nazionale che formalizzerà l’elezione a segretario di Bersani, la partita in questo momento si gioca sulle nomine negli organismi interni. Sta prendendo corpo quella che Bersani definisce «gestione plurale» e altri riconducono all’«accordone» di cui si è a lungo parlato, anche da queste parti. Dario Franceschini sarà quasi certamente il capogruppo alla Camera, incarico che peraltro ha già ricoperto dal 2006 al 2007. Fassino, Gentiloni e Fioroni saranno riconfermati a capo dei dipartimenti tematici estero, comunicazioni e scuola, ma la loro sorte rischia di essere in qualche modo legata a quella di Rosy Bindi, attuale vicepresidente della Camera, la cui elezione alla presidenza del partito è tutt’altro che certa. I franceschiniani infatti si sono messi in mezzo, avendo dalla loro l’argomento piuttosto forte del codice etico, che recita:

­Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano, in particolare, a [...] assolvere con competenza, dedizione e rigore le funzioni ricoperte, senza cumulare incarichi che precludano di svolgere compiutamente la responsabilità affidata, evitando in particolare, di [...] cumulare una funzione monocratica interna al partito con la titolarità di una carica istituzionale  monocratica  di  equivalente  o  analogo livello territoriale, fatta eccezione per l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri.

Naturalmente i franceschiniani non hanno la faccia tosta di chiedere anche la presidenza del partito ma chiedono che Rosy Bindi si dimetta, così da liberare una casella particolarmente prestigiosa per uno dei loro e trattare ancora sui dipartimenti. Intanto si cercano incarichi di consolazione per Enrico Letta, che sperava sulla presidenza del gruppo alla Camera, e si riempiono le caselle di segreteria ed esecutivo. La segreteria sarà composta da gente più o meno giovane e probabilmente coordinata da Penati, l’esecutivo dovrebbe comprendere i big del partito.

La strategia di Bersani è quella di sistemare i suoi potenziali avversari così che non possano logorarlo con polemiche pretestuose o fare i tiratori liberi, trovandosi esclusi dalla gestione del partito. Date le condizioni di questo partito, però, dovute storicamente più alle logiche di posizionamento dentro un unanimismo forzoso che a un sano e trasparente dibattito politico, la sensazione è che il tentativo possa non servire a molto. Da un lato la minoranza sconfitta alle primarie non sembra intenzionata a lasciare in pace Bersani (a meno di una settimana dal voto abbiamo già la formalizzazione associativa di due correnti, Area Democratica e Semplicemente Democratici, nonché decine di dichiarazioni particolarmente polemiche), dall’altro la strategia utilizzata da Bersani per determinare la «gestione plurale» – dare poltrone a tutti, così che tutti siano contenti – rischia di determinare notevoli distorsioni (uno vota Bersani e si ritrova interi dipartimenti affidati a Fassino, Fioroni e Gentiloni) nonché una moltiplicazione degli incarichi: si parla di grandi trattative intorno ai due vicesegretari di cui Bersani potrebbe dotarsi e qualcuno sostiene che persino alla presidenza del partito potrebbero essere collegati uno o due vicepresidenti. Lo stesso numero dei dipartimenti tematici, poi, potrebbe salire vertiginosamente. Tutto questo mi ricorda qualcosa, e fu un qualcosa che non finì affatto bene.

Sullo stesso tema:

  1. Il segretario di tutti, ma tutti tutti
  2. La vittoria dei sogni
  3. Genova sbanca tutti




Frase del giorno

Per un politico sedicente progressista era complicato dire una cosa più sciocca e vuota di quella detta da Bersani. Fortunatamente, però, qualcuno non ci delude mai.

È una sentenza sbagliata. Sono cattolico ma a prescindere da questo, anche se non lo fossi, non capisco che male c’è ad avere il crocifisso in aula. Che male fa mettere un simbolo che ti ricorda amore e sensibilità? Se dobbiamo accettare una cosa del genere, allora togliamo i crocifissi da piazze e campanili.
Antonio Di Pietro

Sullo stesso tema:

  1. Frase del giorno
  2. Frase del giorno
  3. Frase del giorno*




links for 2009-11-04
  • "Bersani, no. Risparmiaci questa pena. [...] Con Diliberto abbiamo già dato tutto quello che avevamo, abbiamo svuotato il cassetto dei ricordi. Ti prego. [...] Ma dove vivi Bersani, che ci fai con Diliberto? Guarda che il mondo è andato da un’altra parte, e non da ieri. Diliberto no. [...] Non oso pensare a Pecoraro Scanio. Spero che tu non sia riuscito a trovare il suo numero telefonico, che per fortuna nessuno più compone. In questo caso mi metto in ginocchio davanti a te con pietoso atteggiamento per chiederti di pensare ad altro, magari ai tortellini bolognesi. Distraiti Bersani, che il nome di Pecoraro Scanio non sfiori le tue trombe di Eustachio. Non guardarti troppo intorno. Lo stesso Bertinotti, buttato a mare da Vespa dopo che ha fatto per anni, insieme all’inane Sansonetti, propaganda pro Berlusconi, non porta ormai granché alla tua causa. Senza kashmir Bertinotti è come Sansone senza capelli. È anche lui, come direbbe il Belli, cadavere di morto".
  • Prendetela per quello che è, cioè una forzatura un po' provocatoria, ma a me sembra davvero che di queste competizioni l'unica con una qualche seria ricaduta sulla politica nazionale è destinata a essere quella per il 23simo distretto di New York, dove repubblicani moderati e ultraconservatori se le sono date di santa ragione.

Sullo stesso tema:

  1. links for 2009-09-28
  2. links for 2009-07-18
  3. links for 2009-11-03




Ma che sarà, pesce cane spada che sarà

Famose a capì, come dicono qui. Davvero qualcuno prende sul serio il fatto che il governo sostenga di sponsorizzare la candidatura di D’Alema a ministro degli esteri europeo? Davvero qualcuno crede che il governo voglia consegnare al Pd il posto più importante e prestigioso a cui un italiano può puntare tra le istituzioni comunitarie? Davvero qualcuno è convinto che in questo momento Berlusconi sia in vena di aperture verso l’opposizione? Perché mai dovrebbe? Che è successo? Davvero – l’ultima, giuro – qualcuno pensa che al governo faccia comodo avere D’Alema fuori dalla bagarre della politica italiana e libero di esternare da un pulpito così importante? E dài, su. A una cosa punta il governo Berlusconi in Europa, e lo fa da quando è saltata l’elezione di Mauro a presidente dell’europarlamento: a mettere Tremonti a capo dell’Eurogruppo. Non è nemmeno un segreto, tra l’altro. La cosa garantirebbe al premier di prendere due piccioni con una fava: aumentare la sua influenza in un luogo cruciale dell’Unione e tranquillizzare una volta per tutte sia Tremonti che quelli che vogliono farlo fuori. Per ottenere un posto così importante nella scacchiera della trattativa servono crediti da poter vantare nei confronti dei grandi paesi dell’Unione. Come? Indovinate.

Sullo stesso tema:

  1. Prof, il cane s’è mangiato le schede elettorali
  2. Conti che tornano
  3. Che domande




They said this day would never come

E poi siamo rimasti lì, per ore, forse giorni, a chiederci se fosse successo davvero.

No related posts.




links for 2009-11-03
  • "La scelta di Rutelli è gravata da un tradizionalismo speculare e pernicioso. Quello che rappresenta il fantomatico “centro” come un luogo da sempre e per sempre immobile, da presidiare con una forza che sia insieme centrista e moderata. [...] Si tratta di fatto dell’accezione di centro che prevale nei paesi ancora prigionieri di forte fratture ideologiche. [...] Laddove nei sistemi maturi, che al contrario sono governati “au centre”, si vince sì con il consenso degli elettori di centro ma conquistandoli ogni volta con offerte politiche diverse. [...] Anche in Italia il centro reale e mobile dell’elettorato è stato conquistato da soggetti in apparenza lontani dal moderatismo centrista. [...]. Eppure nella nostra discussione pubblica domina ancora l’accezione tradizionalista di “centro”, che ipoteca negativamente l’apertura di un autentico ciclo riformatore".
  • New Jersey, Virginia, Maine, New York City.

Sullo stesso tema:

  1. links for 2009-08-21
  2. links for 2009-10-26
  3. links for 2009-08-26




Forse è l’uomo giusto, di certo è il momento sbagliato

Scrive Claudio Cerasa, a proposito della candidatura di Massimo D’Alema a ministro degli esteri europeo:

È vero: il Financial Times non l’ha neppure messo nella lista dei cinque candidati papabili per il ruolo di ministro degli esteri europeo ma dalle parti di D’Alema i ragionamenti che si fanno per spiegare come l’ex premier sia in fondo un candidato con buone possibilità di successo sono questi. Primo: non esiste alcun altro candidato per il ruolo che sia stato già premier ed ex ministro degli esteri. Secondo: il più fiero avversario di D’Alema dovrebbe essere Miliband, ministro degli esteri inglese, ma dato che il “ruolo di ministro degli esteri d’Europa è in fondo un ruolo da politici prossimi alle pensione” (sono battute dei dalemiani stessi eh) non si capisce per quale mischia di ragione uno come Miliband che fa già il ministro degli esteri nel suo paese e che ambisce a essere il nuovo Blair, il nuovo leader del Labour e il nuovo fenomeno della politica inglese si debba andare a rinchiudere in quelle stanze europee oggi tanto ambite ma che sotto sotto rischiano di essere un pochino da sfigati.

In realtà, purtroppo per D’Alema, si capisce. David Miliband è in pista da troppo tempo come l’enfant prodige della politica britannica, l’erede di Blair, il volto nuovo del Labour, eccetera. Non si può fare la giovane promessa per tutta la vita, non quando da quattro anni tutti indicano te come il futuro leader. Quando, molto presto, David Cameron sarà primo ministro, tutti nel Labour si volteranno verso David Miliband, che non potrà fare a meno di raccogliere la sfida, logorarsi in una lunga battaglia coi suoi principali avversari per la leadership – Balls, Purnell, Johnson – e tentare di batterli. Il tutto – ammesso che gli riesca – per poi sfidare Cameron dopo appena una legislatura, in un paese abituato a cicli di governo molto lunghi e con questi ultimi due disastrosi anni laburisti (con Miliband tutt’altro che ai margini) tatuati nella memoria dei britannici. Miliband è condannato a tutto questo, a meno di non trovarsi un’altra cosa da fare. L’ideale sarebbe un incarico importante e prestigioso, così da non dare l’idea di essere uno che fugge davanti alle competizioni e incrementare la propria esperienza e la propria presenza nel dibattito nazionale e internazionale. Magari anche nelle istituzioni europee, così da non essere costretto al manicheismo della battaglia coi conservatori e guadagnare credibilità e popolarità in patria. Meglio ancora, infatti, se si trattasse un ruolo al quale essere eletti grazie al sostegno compatto dell’intera classe politica del proprio paese, che vanterebbe quell’elezione come una vittoria di tutti. Sarebbe perfetto, infine, se si trattasse di un incarico della durata abbastanza estesa da andare oltre la prossima elezione. Vi vengono in mente posti che abbiano queste caratteristiche?

Sullo stesso tema:

  1. La legge giusta al momento sbagliato
  2. Momento gossip
  3. Uomo avvisato




Manco nelle barzellette

Scopro solo ora che la trasmissione televisiva Voyager, quella di Giacobbo, è patrocinata dal ministero dei beni culturali

Sullo stesso tema:

  1. Roba che manco MacGyver
  2. Anche nelle migliori famiglie
  3. Siete fritti




Peccato

Gavin Newsom, il sindaco di San Francisco del quale qui si era parlato più volte, si è ritirato dalla corsa a governatore della California

Sullo stesso tema:

  1. California dreamin’
  2. «Che vi piaccia o no»
  3. Fixin’ California




Frase del giorno

Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno.
Pierluigi Bersani

Sullo stesso tema:

  1. Frase del giorno
  2. Frase del giorno*
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