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Il Tao dei blog  
Released:  6/19/2005 2:38:35 AM
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Description:



quello che fa comparire una volta l'oscuro e una volta il chiaro


Contents:

Come disattivare completamente Google Buzz

Completo la terna di post sul tema Buzz focalizzando per un attimo l’attenzione su quella che definirei l’ultima ratio dei cercatori di privatezza — il pwning totale globale, l’eradicazione completa di questo nuovo utile (davvero — dategli tempo!) servizio.

La via sound per ottenere una disattivazione completa di Buzz è quella di attendere qualche giorno in modo tale da poter usufruire della procedura standard “Disable Google Buzz completely”, che sarà attivabile attraverso un link nei Settings di Gmail:

Disable Google Buzz completely

… ripeto, per questo dovrete attendere qualche giorno

Per chi non volesse aspettare, il modo più semplice per “scomparire” da Buzz — attuabile da subito, ma non perfetto — consiste nella modifica dei settaggi del profilo personale di Google:

Profile Settings

Allow people to contact me… potete lasciarlo attivo

seguita dall’eliminazione di tutti i connected site, dalla cancellazione dei vostri post in Buzz, dall’unfollowing (e, se vorrete, dal blocking) dei vostri following/follower.

Già che ci siete potete anche attivare la versione “numerica” della URL del vostro profilo nella sezione Profile URL in fondo alla pagina dei settaggi.

Se non dimentico pezzi a quel punto sarete decisamente fuori.

Ah, certo… Il tocco finale è un click su “turn off buzz” nel footer di Gmail.

riferimenti: A new Buzz start-up experience based on your feedback




Il bookmarklet per postare qualsiasi cosa in Google Buzz

In aggiunta ai tecnicismi — spero semplici e utili – del mio post precedente sulle buzz-icone vi propongo un sistema piuttosto plain per postare in Google Buzz riferimenti a risorse che non fanno parte dei vostri connected sites, senza dover sottoscrivere feed o fare cose del genere.

Anche in questa occasione passeremo attraverso le Note di Reader utilizzando un bookmarklet* — il bookmarklet quasi ufficiale. Per cominciare dobbiamo aprire la pagina de Le tue note (si deve effettuare il login per accedere) e da quella pagina trascinare nella barra dei bookmark il link che vedete rappresentato qui sotto:

Nota in Google Reader

lo troverete nella parte in alto a destra.

Quando visiterete una pagina che vorrete condividere un click sul bookmarklet eseguirà una modesta sleppa di codice JavaScript* che si occuperà di fare apparire una finestra pop-up per l’inserimento di una nuova nota.

Se il vostro account di Reader è inserito tra i siti connessi a Buzz avrete effettuato un post sul nuovo social-coso di Google senza troppo sbattimento. Complimenti!

E’ anche possibile inserire uno snippet (un breve estratto del testo) della risorsa che volete postare selezionando una porzione della pagina prima di cliccare sul bookmarklet.

nota: Ricordatevi infine di impostare gli Sharing settings del vostro Reader in modo tale da consentire la pubblicazione delle vostre condivisioni e dei commenti sui vostri share.

riferimenti: Share anything. Anytime. Anywhere




Aggiungi la buzz-icona ai tuoi post

Non sono qui per dilungarmi su Google Buzz, amatissimo e odiatissimo — come tutte le cose decisamente interessanti… A me però mi piace assai.

Il fulcro delle buzz-icone buzz icona è un semplice link al sistema di condivisione di Google Reader.
Gli account di Reader (nel caso gli utenti usino questo strumento, ovviamente) fanno parte di default della collezione dei connected sites condivisi pubblicamente in buzz. Reader — per questo motivo — rappresenta una delle vie di accesso semi-automatiche più semplici allo sharing nel nuovo social-coso del creatore di mega-feste web-based di Mountain View.

La URL da usare per creare i link di inserimento è questa:

http://www.google.com/reader/link

e questi sono i parametri della query string:

url — Il link al post

title — Il titolo del post, che verrà visualizzato in testo puro

srcUrl — La URL del blog

srcTitle — Il titolo del blog, o del sito

se volete, e la vostra piattaforma lo consente, potete aggiungere:

snippet — La versione breve del post

In un template di WordPress, per esempio, un tag <a href> apparirà più o meno così:

<a href="http://www.google.com/reader/link?url=<?php the_permalink() ?>&title=<?php the_title() ?>&srcUrl=http://www.webdomus.it/tao/&srcTitle=Il%20Tao%20dei%20blog"><img src="URL_DELLA_IMMAGINE" alt="buzz" />

Adesso non resta che migliorare l’usabilità della buzz-icon. Happy tinkering.

riferimenti: Adding a ‘Share in Reader‘ link to your website or blog

aggiornamento del 13 febbraio: Il bookmarklet per postare qualsiasi cosa in Google Buzz




Cose nuove riguardo a HipHop di Facebook

Facebook lo conoscono tutti. E’ il sito di social networking con più utenti attivi sul pianeta; gli ultimi dati forniti dal sito stesso parlano di 400 milioni di persone che abitualmente accedono a www.facebook.com per fare cose — varie, di cui non parleremo.

Negli ultimi giorni alcuni di voi avranno sentito parlare di HipHop for PHP, ovvero del software della stessa (azienda) Facebook che consente di trasformare (compilare, tradurre, …) codice PHP in C++ ottenendo, una volta compilato, un incremento significativo nella velocità di esecuzione dei programmi. HipHop inoltre fornisce un web server interno basato sull’ottima libevent.

In pratica con HipHop è possibile creare eseguibili (dei “tuttuno”, per intenderci) che possano comportarsi in modo più o meno equivalente a una collezione di normali script PHP servita con un normale web server, per esempio Apache.

HipHop è rilasciato sotto licenza PHP e quindi rientra pienamente nel software libero (o se vi aggrada di più nell’open source). La maggior parte delle persone interessate a questo progetto però non hanno ancora avuto modo di provarlo. Dal 2 febbraio ad oggi addirittura il link alla codebase su GitHub era “appeso”… muerto. Un mistero.

Risale a 22 ore fa il primo commit su GitHub, un LEGGIMI contenente alcune delucidazioni:

This is a placeholder file as we work towards releasing the HipHop source code. We really wanted to have it out by now, but have run into some build/compilation issues when removing certain Facebook-specific extensions.

http://github.com/facebook/hiphop-php

aggiornamento dell’11 feb: Facebook lancia XHP e rivoluziona la sintassi di PHP

[continua…]




Riprendere il senso

“Non v’è dubbio: la letteratura è cinica. Non v’è lascivia che non le si addica, non sentimento ignobile, odio, rancore, sadismo che non la rallegri, non tragedia che gelidamente non la ecciti, e solleciti la cauta, maliziosa intelligenza che la governa. E si veda, per contro, quanto peritosamente, con quale ingegnoso sarcasmo maneggi gli indizi dell’onesto.”
— Giorgio Manganelli, La letteratura come menzogna




Come attivare il GodMode in Windows Vista e Windows 7

Attraverso una funzionalità “nascosta” delle ultime release di Windows è possibile avere sotto mano una pletora di settaggi del sistema operativo del colosso di Redmond.

Attivare il GodMode (o Master Control Panel) è facile, facile come creare una cartella:

  • Tasto destro del mouse sul desktop (o dove volete voi)
  • Selezionate Nuovo dal menu e create una Cartella
  • Rinominatela nel seguente modo:

GodMode.{ED7BA470-8E54-465E-825C-99712043E01C}

A questo punto non ci resta che effettuare un doppio click su GodMode e sperimentare un modo comodo e — cum grano salis — safe per configurare i dettagli del nostro sistema.

GodMode in Windows Vista
nell’immagine potete ammirare il GodMode su Windows Vista Business SP2 a 32 bit

Per il momento l’ho provato solo su Windows Vista. Ora tocca al portatile con Windows 7.

nota: Pare che non funzioni nelle versioni a 64 bit di Vista.

via: webtlk.com e stadt-bremerhaven.de (un post del 12 dicembre)




Il palinsesto settimanale di Rai 4

Il lavoro alacre sulla guida settimanale di Rai 4 sta dando i suoi primi frutti. Tra ieri e oggi (è un caso la concomitanza con lo switch-over laziale) sono riuscito a ripristinare la parte vitale del servizio. Nei prossimi giorni chiuderò il cerchio riattivando completamente la vista a 7 giorni.

I dati di palinsesto che utilizzo arrivano dirattamente da RaiSat (che ringrazio) e sono ultra precisi. Il sistema che ho sviluppato immagazzina le informazioni aggiornate e, di tanto in tanto, applica le eventuali variazioni sulla programmazione.

Ovviamente, se ovvio non fosse, per me si tratta di un passatempo e di un’attività perfettamente indipendente; è — come scrissi — il tentativo di rendere accessibili le informazioni dei palinsesti delle vecchie e nuove reti televisive che popolano e popoleranno il digitale terrestre italiano.

Altra pagina interessante è quella con la guida TV serale (di cui si è già parlato).




Genova

?Io mi sono guardato questa città, con le sue ville, i suoi parchi e l?ampio circondario delle sue colline e dei suoi declivi, tutti abitati, per un bel po?; debbo infine dire che vedo volti di stirpi passate, che questa regione è disseminata di immagini di uomini arditi e sicuri di sé. Hanno vissuto e voluto continuare a vivere; me lo dicono con le loro case, costruite e abbellite per secoli, e non per l?ora fugace; amavano la vita, per quanto spesso potessero essere malvagi con sé stessi. Mi pare di vedere l?uomo che costruisce, che pone il suo sguardo su tutti gli edifici attorno a lui, vicini e lontani, e anche sulla città, sul mare e sulle creste montane, esercitando con questo sguardo violenza e conquista [?]. Tutta la regione trabocca di questo magnifico, insaziabile egoismo, di voglia di possedere e di conquistare; e come questi uomini non conoscevano limiti nella lontananza, e nella loro sete di cose nuove stabilirono un nuovo mondo accanto a quello vecchio, così anche in patria ce n?era sempre uno che si ribellava all?altro ed escogitava un nuovo modo per esprimere la sua superiorità e interporre tra sé e il suo vicino la propria personale infinitezza [?]. Nel nord a chi osservi l?architettura delle città si impongono la legge e un desiderio generalizzato di legalità e di obbedienza: vi si indovina quella interiore tendenza a conformarsi e a equipararsi che doveva prevalere nell?anima di tutti i costruttori. Qui invece, dietro a ogni angolo, trovi una persona a sé, che conosce il mare, l?avventura e l?Oriente, un uomo poco incline alla legge e al vicino, che gli giungono noiosi e misura con sguardo invidioso tutto ciò che è antico e già fondato: egli vorrebbe, con uno scaltro prodigio della sua fantasia, rifondare tutto ciò almeno nel pensiero, mettervi la sua mano e la sua sensibilità - fosse anche per un istante di un soleggiato pomeriggio in cui la sua anima malinconica e insaziabile avverte, per una volta, sazietà, e al suo occhio possono presentarsi soltanto cose proprie e non più estranee.?
? Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza




La triplice essenza potenziale

“Una teoria può essere solo giusta o sbagliata. Un modello ha una terza possibilità: può essere giusto, ma irrilevante.”
— Manfred Eigen




Don’t fear the parser

Breve post che sgorga più o meno come sgorgano i Blue Öyster* Cult in sottofondo.

meet the parser

Questa mattina grazie alle bischerate di Y Combinator ho trovato un parser monadico (per chi vede monadi dentro a JavaScript — il passo dopo è vederle dappertutto, ma lasciamo stare) p4js che ha fatto emergere ricordi legati alle buone parti client-side. Così l’ho preso, modificato (aggiungendo un paio di cosette basilari) e inserito come nucleo di un pre-prototipo di interfaccia per il sistema di inserimento di date molto umano che sto sviluppando (vedi link sotto a “Dimmi quando…”).

Potete provarlo qui…

kill the parser

update: Dati i problemi riscontrati con alcuni browser, e un’innata curiosità, ho rimpiazzato il Parser con un effettivo parser potenziale (perché in modo chiaro afferma di non essere un “vero” parser e di funzionare solo per culo merito di un trucco — dice animisticamente così, che ci posso fare?!) implementato from scratch, (vagamente) adatto allo scopo.

Potete provare il (nuovo) tutto in quasi_quando >>>

testato in Firefox 2 / 3, IE 7 / 8, Opera 9, Safari 3, Chrome

quasi_quando

Il mio tempo libero non ha lo stesso potere espressivo dell’attuale attività dei Mozilla Labs (il mio sguardo, qui, si rivolge al progetto Ubiquity), chiedo venia. A proposito di poteri, quello di p4js usato “bene” non è nemmeno paragonabile a quello dell’analizzatore sintattico di Dimmi quando….

enjoy your life

La traccia è finita. Il post (la) segue.

Questi, di solito, sono i momenti prima di un inizio

Nota: ironia a parte trovo che il Parser che ho scartato — per farmi del male — rappresenti un mini-progetto interessante.




Parole

“Le parole sono per i pensieri quel che è l’oro per i diamanti: necessario per metterli in opera, ma ce ne vuol poco.”
— Voltaire (François-Marie Arouet), Le sottisier




Semplice e (molto) difficile
Still, a man hears what he wants to hear and disregards the rest.
— Simon & Garfunkel, The Boxer

Evito excursus sull’imminente rilascio di Wolfram|Alpha, sull’esperimento Watson di IBM che presto si cimenterà con i “trivia” di Jeopardy! (il punto esclamantivo non è mio, giuro!) o sulle future semantiche latenti di Mountain View. Vi propongo invece un semplice prototipo di interfaccia naturale — sempre in tema di cose cool.

Permette di esprimere dei quando: Dimmi quando… >>>

E’ il frutto di pochissimi ritagli di tempo libero.

Non è completo. Completarlo è “difficile”.

-

aggiornamento, alcuni esempi:

l’output è in <em> / ** dipendono dal contesto temporale

il 24 ottobre alle 23 e 59 minuti ==> sabato 24/10/2009 alle 23:59

tra due giorni alle 21 ** ==> giovedì 07/05/2009 alle 21:00

nove settimane fa alle 15 ** ==> martedì 03/03/2009 alle 15:00

alle 16 del 15 agosto ==> sabato 15/08/2009 alle 16:00

il 10/9 ==> sabato 10/09/2009 (alle 00:00)

-

Okay, adesso posso tornare a ri-leggere L’istinto del linguaggio :P




Verso una guida TV (digitale terrestre) perfetta

Spinto dal desiderio di semplicità e dalla necessità di avere una vista ultra-compatta dei programmi delle principali reti televisive digitali terrestri italiane ho cominciato a fare qualche esperimento migliorando la pagina con il palinsesto televisivo della serata.

Le emittenti aggregate sono: le 4 reti Rai (la quarta è Rai 4), le 5 reti Mediaset (con Iris e Boing), LA7, MTV e All Music. Le informazioni vengono aggiornate in modo automatico (/semi-automatico) ogni mattina. I titoli dei film sono grassettati.

Sia l’aspetto della pagina che le tecniche per elaborare i contenuti sono in evoluzione.

aggiornamento 14 maggio: aggiunto il palinsesto serale di Boing

aggiornamento 8 giugno: il nuovo obiettivo è “salvare” dall’oblio (i dati de) il palinsesto di Rai 4

aggiornamento 8 luglio: revisione dei moduli di Boing e Iris




Yahoo! BOSS si mischia con Delicious

Ho aggiornato il semplice esempio di search, un’applicazione in python che si appoggia alle API di BOSS, includendo una delle nuove feature presentate ieri dai tecnici di Yahoo!.

Nei risultati — vicino al titolo delle entry — troverete il corrispondente numero di save ottenuto in Delicious. Nulla di eclatante. Se vi va potete provarlo >>>




JavaScript lato server con Google App Engine - parte 2
One Ring to rule them all, One Ring to find them,
One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie.
— J. R. R. Tolkien

Il post sull’introduzione di java in App Engine espone solo una delle implicazioni (per giunta marginale) di questa “rivoluzione”, non è completo — non chiude il cerchio.

Per farlo (dimostrare, chiudere o completare, a vostra scelta) comincerò col parlarvi di due delle cose che riescono sempre a stupirmi quando — circa ogni giorno — mi immergo nel mondo legato allo sviluppo di applicazioni web:

  • la quantità di tempo che viene speso nell’implementazione di algoritmi di validazione dell’input
  • gli sprechi e le inconsistenze che emergono dal doverli implementare sia lato server che lato client

Spiego meglio la seconda. La user experience è — giustamente — considerata sacra, per questo è d’obbligo fornire un feedback immediato agli utenti che stanno inserendo dati potenzialmente non corretti. Pensate alle form di registrazione dei moderni social cosi.

Questo porta ad avere la stessa logica espressa, per esempio, in JavaScript (client side) e in PHP (server side). A volte una parte del lavoro implementativo viene riutilizzata: il riapplicare le stesse espressioni regolari, per esempio. Molto spesso il lavoro si sdoppia e raddoppia.

Come proof of concept di “nuove” possibilità di riuso e come esempio di utilizzo smart (spero) della nuova incarnazione di App Engine, ho creato un semplicissimo validatore di codice fiscale.

La peculiarità di questa applicazione sta proprio nel suo essere 100% DRY-compliant. Il codice di validazione (una funzione JavaScript che avevo scaricato un po’ di tempo fa — accetto hint riguardo ai credit) viene usato si lato client (dai velocissimi JavaScript engine dei vostri browser) che lato server (da java su App Engine via Rhino).

Lo trovate qui: http://ditloids.appspot.com/ (attualmente offline)

come potete osservare il riuso si applica anche ai dominii :P chi non sapesse cosa sono i ditloidi può sbirciare qui.

Se avete bisogno di un codice fiscale di test potete usare questo: PPPPLT80R10M082K (preso qui)

Come dicevo si tratta solo di una delle implicazioni, per giunta marginale…

I più perversi si orienteranno verso Quercus (PHP in Java).

aggiornamento: Lord of the REPLs




JavaScript lato server con Google App Engine

Ci pensavo. Si è parlato parecchio di Groovy e di JRuby, ma una delle prime — e delle più semplici — implicazioni che scaturiscono dall’introduzione del Java runtime in App Engine è la possibilità di eseguire codice JavaScript 1.7** lato server (sui server di Google!) sfruttando l’ottimo


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